Al funerale di Enzo Bianchi, il 3 settembre a Castel Boglione, erano presenti l’attuale priore di Bose, Sabino Chialà, e 15 tra fratelli e sorelle della Comunità. Mi è sembrato il primo gesto di riconciliazione dopo la pubblicazione – sempre da parte della Comunità – dello scambio di messaggi tra Enzo e Sabino che a quella pacificazione si erano impegnati: vedi qui nel blog i post del 1° e del 2 settembre. Che quella presenza sia stata chiesta dalla Comunità di Bose e sia stata concessa dalla Comunità della Madia ci dà speranza che il cammino di reincontro possa proseguire speditamente. Nei commenti riporto brani del saluto finale a Enzo pronunciato nel funerale da Goffredo Boselli, Priore della Fraternità monastica della Madia, che infine commenterò tacendo, o quasi
Vorrei proprio in questi ultimi giorni che si trovassero cammini di riconciliazione visibile con voi e che fosse possibile incontrarci e vederci … Spero che questo avvenga prima che io me ne vada. Troviamo una via perché io possa morire in pace e riconciliazione con voi: così scriveva Enzo Bianchi nell’ultimo messaggio alla Comunità di Bose che aveva fondato e dalla quale era stato allontanato. Nei commenti i testi della mancata ma cercata riconciliazione
“Da cristiano so che la mia morte deve essere un atto: voglio viverla come ho vissuto la vita della quale la morte fa parte, voglio affidarla nelle mani di colui che mi ha chiamato in vita e mi attende con le braccia spalancate per stringermi a sè al di là della morte”: così scriveva Enzo Bianchi – che è morto stamane, a 83 anni – nel libretto Sulla vecchiaia (Il Mulino 2018). Nei commenti alcuni echi dei tanti incontri avuti con lui
Le tombe dei re Lici a Kaunos (Turchia), scavate nella roccia, che pongo a icona della doppia parabola di Gesù riguardante la casa sulla sabbia e la casa sulla roccia: parabole che sono nel brano di Matteo 7, 15-29 che abbiamo letto nell’ultima serata di Pizza e Vangelo – lunedì 22 giugno – e nel quale sono anche le parole alle quali si ispira il titolo del post: “In quel giorno molti mi diranno: ‘Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?’. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”. Qui sotto il link alla registrazione audio, nei commenti la scheda di introduzione alla lectio
Eccomi sulle terrazze di Santa Maria Maggiore, felice come uno scolaro in gita. Ora posso dire che davvero conosco il dentro e il fuori, il sopra e il sotto della chiesa più bella del mondo: non solo l’aula basilicale con l’incanto dei mosaici paleocristiani e del pavimento cosmatesco, ma la loggia che affaccia sulla piazza con le vaste scalinate che vi salgono, gli ambienti museali alti e sotterranei, gli scavi sotto la pavimentazione e infine le avvolgenti terrazze che tutta l’aggirano. Mi manca solo la salita al campanile: ma mi hanno detto che lassù non si può andare. Evviva la mia Basilica!
La trave e la pagliuzza – Domenico Fetti – 1619 circa – per introdurre la registrazione audio della serata di Pizza e Vangelo che abbiamo fatto l’8 giugno su Matteo 7, 1-14. Qui sotto il link alla registrazione, nei commenti la scheda preparatoria alla lectio. Fetti, pittore mantovano di età barocca, è un celebre illustratore delle parabole evangeliche
Pablo Picasso – Due rondini – 1932 – che metto qui per accompagnare altre rondini più numerose, meno aggressive e con qualche anno in più: le rondini nere e bianche di Gabriele D’Annunzio (1903) e le mille rondini di Carlo Emilio Gadda (1929). Nel primo commento trovi quelle di D’Annunzio e nel secondo quelle di Gadda che – inaspettatamente – fanno il verso a quelle dannunziane
Icona del Mandylon di Odessa – per introdurre la registrazione audio della lectio di Pizza e Vangelo che abbiamo svolto via Zoom lunedì 18 maggio per leggere da Matteo 6, 25-34 vari insegnamenti di Gesù tra i quali uno sulla priorità della ricerca del Regno rispetto a ogni altro impegno della vita. Nei commenti riporto un testo di Von Balthasar sullo “sguardo nuovo” insegnato da Gesù sulla natura
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