Con Gesù e con il Papa che compiono “questo gesto di uno schiavo”
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Luigi Accattoli
Non è un gesto folclorico. Attira l’attenzione come Gesù, proprio il giorno prima di essere crocifisso, fa questo gesto. Lavare i piedi, era abitudine a quel tempo perché le strade erano polverose, la gente veniva da fuori e nell’entrare in una casa, prima del banchetto, della riunione, si lavava i piedi. Ma chi lavava i piedi? Gli schiavi, perché era un lavoro da schiavo. Immaginiamo noi come sono rimasti sbalorditi i discepoli quando hanno visto che Gesù incomincia a fare questo gesto di uno schiavo. Ma egli lo fa per far capire loro il messaggio del giorno dopo che sarebbe morto come uno schiavo, per pagare il debito di tutti noi. Se noi ascoltassimo queste cose di Gesù, la vita sarebbe così bella perché ci affretteremmo ad aiutarci l’un l’altro, invece di fregare uno all’altro, di approfittarsi l’uno dell’altro, come ci insegnano i furbi. È tanto bello aiutarsi l’un l’altro, dare la mano: sono gesti umani, universali, ma che nascono da un cuore nobile. E Gesù oggi con questa celebrazione vuole insegnarci questo: la nobiltà del cuore. Ognuno di noi può dire: “Ma se il Papa sapesse le cose che io ho dentro…”. Ma Gesù le sa e ci ama cosi come siamo, e lava i piedi a tutti noi. Gesù non si spaventa mai delle nostre debolezze, non si spaventa mai perché Lui ha già pagato, soltanto vuole accompagnarci, vuole prenderci per mano perché la vita non sia tanto dura per noi. Io farò lo stesso gesto di lavare i piedi, ma non è una cosa folcloristica, no. Pensiamo che è un gesto che annuncia come dobbiamo essere noi, uno con l’altro. Nella società vediamo quanta gente si approfitta degli altri, quanta gente che è all’angolo e non riesce a uscire. Quante ingiustizie, quanta gente senza lavoro, quanta gente che lavora e viene pagano la metà, quanta gente che non ha i soldi per comprare le medicine, quante famiglie distrutte, tante cose brutte… E nessuno di noi può dire: “Io grazie a Dio non sono così sai” – “Se io non sono così è per la grazia di Dio!”; ognuno di noi può scivolare, ognuno di noi. E questa coscienza, questa certezza che ognuno di noi può scivolare è quello che ci dà la dignità – ascoltate la parola: la “dignità” – di essere peccatori. E Gesù ci vuole così e per questo ha voluto lavare i piedi e dire: “Io sono venuto per salvare voi, per servire voi”. Adesso io farò lo stesso come ricordo di questo che Gesù ci ha insegnato: aiutarsi gli uni gli altri. E così la vita è più bella e si può andare avanti così. Durante la lavanda dei piedi – spero di cavarmela perché non posso camminare bene – ma durante la lavanda dei piedi voi pensate: “Gesù mi ha lavato i piedi, Gesù mi ha salvato, e ho questa difficoltà adesso”. Ma passerà, il Signore è sempre accanto a te, mai abbandona, mai. Pensate questo.
Il ricordo u tuto quello che mi diceva la nonna sula Passione di Gesù si fa particolarmente vivo durante la Settimana Santa. E’ un tesoro che non voglio perdere.
7 Aprile, 2023 - 16:27
maria cristina venturi
Speriamo che qualcuno ancora pensi alla passione di Gesu’ ,in questa Settimana Santa, e che la Passione di Gesu’ non rimanga sullo sfondo per parlare solo di attualita’ socio-poluticge ,della guerra, dei migranti eccetera. Che almeno una settimana all’ anno si pensava Gesu’ a quello che Lui ha sofferto ,senza puntare l’ attenzione invece su quello che NOI soffriamo.
Abbiamo tutto il resto dell’ anno per occuparci dei problemi di questo mondo ( che poi sono sempre gli stessi ) almeno questa Settimana passiamola in adorazione del Crocifisso.
7 Aprile, 2023 - 18:04
Luigi Accattoli
Il cattivo esempio – quanto a mischiare la fede con i problemi di questo mondo – il cattivo esempio venne proprio da Gesù: dopo l’ingresso a Gerusalemme e solo due giorni prima della Pasqua, propose la parabola del giudizio, che non dice nulla del Tempio, del Sabato e della Legge di Mosè, ma si dilunga a doppia mandata sugli affamati, gli assetati, gli stranieri, gli ignudi, i malati, i carcerati.
Non è un gesto folclorico. Attira l’attenzione come Gesù, proprio il giorno prima di essere crocifisso, fa questo gesto. Lavare i piedi, era abitudine a quel tempo perché le strade erano polverose, la gente veniva da fuori e nell’entrare in una casa, prima del banchetto, della riunione, si lavava i piedi. Ma chi lavava i piedi? Gli schiavi, perché era un lavoro da schiavo. Immaginiamo noi come sono rimasti sbalorditi i discepoli quando hanno visto che Gesù incomincia a fare questo gesto di uno schiavo. Ma egli lo fa per far capire loro il messaggio del giorno dopo che sarebbe morto come uno schiavo, per pagare il debito di tutti noi. Se noi ascoltassimo queste cose di Gesù, la vita sarebbe così bella perché ci affretteremmo ad aiutarci l’un l’altro, invece di fregare uno all’altro, di approfittarsi l’uno dell’altro, come ci insegnano i furbi. È tanto bello aiutarsi l’un l’altro, dare la mano: sono gesti umani, universali, ma che nascono da un cuore nobile. E Gesù oggi con questa celebrazione vuole insegnarci questo: la nobiltà del cuore. Ognuno di noi può dire: “Ma se il Papa sapesse le cose che io ho dentro…”. Ma Gesù le sa e ci ama cosi come siamo, e lava i piedi a tutti noi. Gesù non si spaventa mai delle nostre debolezze, non si spaventa mai perché Lui ha già pagato, soltanto vuole accompagnarci, vuole prenderci per mano perché la vita non sia tanto dura per noi. Io farò lo stesso gesto di lavare i piedi, ma non è una cosa folcloristica, no. Pensiamo che è un gesto che annuncia come dobbiamo essere noi, uno con l’altro. Nella società vediamo quanta gente si approfitta degli altri, quanta gente che è all’angolo e non riesce a uscire. Quante ingiustizie, quanta gente senza lavoro, quanta gente che lavora e viene pagano la metà, quanta gente che non ha i soldi per comprare le medicine, quante famiglie distrutte, tante cose brutte… E nessuno di noi può dire: “Io grazie a Dio non sono così sai” – “Se io non sono così è per la grazia di Dio!”; ognuno di noi può scivolare, ognuno di noi. E questa coscienza, questa certezza che ognuno di noi può scivolare è quello che ci dà la dignità – ascoltate la parola: la “dignità” – di essere peccatori. E Gesù ci vuole così e per questo ha voluto lavare i piedi e dire: “Io sono venuto per salvare voi, per servire voi”. Adesso io farò lo stesso come ricordo di questo che Gesù ci ha insegnato: aiutarsi gli uni gli altri. E così la vita è più bella e si può andare avanti così. Durante la lavanda dei piedi – spero di cavarmela perché non posso camminare bene – ma durante la lavanda dei piedi voi pensate: “Gesù mi ha lavato i piedi, Gesù mi ha salvato, e ho questa difficoltà adesso”. Ma passerà, il Signore è sempre accanto a te, mai abbandona, mai. Pensate questo.
L’omelia del Papa la trovi qui:
https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2023/04/06/0257/00557.html
E qui hai la cronaca di VaticanNews:
https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2023-04/papa-giovedi-santo-casal-del-marmo-carcere-lavanda-piedi.html
https://gpcentofanti.altervista.org/poesie-della-settimana-santa-lunedi/
Il ricordo u tuto quello che mi diceva la nonna sula Passione di Gesù si fa particolarmente vivo durante la Settimana Santa. E’ un tesoro che non voglio perdere.
Speriamo che qualcuno ancora pensi alla passione di Gesu’ ,in questa Settimana Santa, e che la Passione di Gesu’ non rimanga sullo sfondo per parlare solo di attualita’ socio-poluticge ,della guerra, dei migranti eccetera. Che almeno una settimana all’ anno si pensava Gesu’ a quello che Lui ha sofferto ,senza puntare l’ attenzione invece su quello che NOI soffriamo.
Abbiamo tutto il resto dell’ anno per occuparci dei problemi di questo mondo ( che poi sono sempre gli stessi ) almeno questa Settimana passiamola in adorazione del Crocifisso.
Il cattivo esempio – quanto a mischiare la fede con i problemi di questo mondo – il cattivo esempio venne proprio da Gesù: dopo l’ingresso a Gerusalemme e solo due giorni prima della Pasqua, propose la parabola del giudizio, che non dice nulla del Tempio, del Sabato e della Legge di Mosè, ma si dilunga a doppia mandata sugli affamati, gli assetati, gli stranieri, gli ignudi, i malati, i carcerati.